Editoriale/ Joe, uno di noi. Un doveroso omaggio a Barone attraverso gli occhi di un amico

La scomparsa del DG della Fiorentina nel giorno di San Giuseppe e il giorno prima del suo compleanno impone una riflessione

Editoriale/ Joe, uno di noi. Un doveroso omaggio a Barone attraverso gli occhi di un amico
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di Fabrizio Manfredini

«Fabrizio, hai quattro figlie, giusto? Ho visto la tua foto con loro su Facebook, quella che hai sostituito con quella insieme a Joe, in suo ricordo. Anche Joe ne aveva quattro, oltre alla gioia di avere un nipotino. Non sei più a Italia 7? Hai fatto bene, stai vicino e goditi le tue creature, Joe non potrà più farlo».

Queste sono le parole che Rocco Commisso mi ha detto con un pianto incessante quando mi è venuto incontro per abbracciarmi accanto al feretro del direttore generale Viola. Parole che mi hanno riempito l'anima perché solo un grande uomo, con la U maiuscola, poteva dirmelo. Un uomo di altri tempi, che aveva scelto proprio Giuseppe nel suo percorso di vita calcistico, prima a New York e poi a Firenze. In lui aveva visto colui che lo rappresentava con lo stesso orgoglio italiano di chi in America aveva trovato, con coraggio, intraprendenza e sudore, il suo successo.

Con Rocco e Joe all'inizio mi sono scontrato, perché non mi consideravano, poi mi sono scusato, perché avevo proprio offeso quell'orgoglio in maniera stupida, davanti a migliaia di telespettatori e davanti a tutti loro. Ho fatto mea culpa. Da quel momento abbiamo iniziato a volerci bene e, in più di un'occasione, ho visto con i miei occhi come Joe portasse tutto all'eccesso per non deludere Rocco.

Un giorno, in un noto hotel fiorentino, Joe mi disse: «Fabrizio, io voglio cambiare questo sistema orrendo che c'è nel calcio perché noi non ci facciamo schiacciare da questo sistema». In quell'ora di colazione ha chiamato 10 presidenti di calcio per battere per il nuovo presidente di Lega, girando in quella stanza, su e giù, come un pazzo. E mi chiedevo perché stesse facendo tutto questo, perché tutto questo stress. Eh già, lo stress lo ha portato via. L'ansia da prestazione, quella che prende tutti: chi è arrivato per mantenersi all'apice, chi invece vuole raggiungerlo e anche chi invece è travolto dai problemi e le prova tutte per risolverli.

Rocco ha detto: «Joe ha lasciato tutto per la Fiorentina» e posso immaginare, sapendo come viveva questa esperienza, come si possa sentire in colpa. Joe, come tanti altri che muoiono giovani, ci lascia un grande insegnamento: andiamo tutti più piano perché questo sistema ci sta uccidendo tutti. Rallentiamo, perché non è vero che come canta Vasco "Vado al massimo, vado a gonfie vele". Io penso di più che chi va piano va sano e lontano. Rocco non mollare, ma goditi la tua creatura in serenità e senza troppo stress. Io sono con te, Firenze è con te, nel ricordo di Giuseppe, morto il giorno di San Giuseppe e il giorno prima del suo compleanno.

*Leader Movimento Centro

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