Il lato oscuro di OnlyFans

Il lato oscuro di OnlyFans
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di Francesca Lecce

Le sagge considerazioni del filosofo tedesco Immanuel Kant, a confronto con la continua evoluzione della denigrazione dell’uomo, ci suggeriscono che «l’umanità (l’essere uomo) è essa stessa una dignità: l’uomo non può essere trattato dal suo pari o da se stesso come un semplice mezzo, ma deve essere trattato sempre anche come un fine. In ciò appunto consiste la sua dignità (personalità), ed è in tal modo che egli si eleva al di sopra di tutti gli esseri viventi che non sono uomini e possono servirgli da strumento». OnlyFans potrebbe essere definito proprio quel “paradiso sessuale denigrante” dell’uomo.

Piattaforma acquisita nel 2018 per poche decine di migliaia di dollari, l'azienda oggi è diventata un impero che fattura miliardi e ripartisce centinaia di migliaia di euro ai 3 milioni di creatori di contenuti che ci lavorano. L'ascesa di una delle società tecnologiche a più alto tasso di crescita in Europa, sotto la guida dell'ucraino Radwinsky, un’ascesa che però nasconde una realtà oscura. I loro creatori di contenuti mettono ad alto rischio la salute mentale. OnlyFans è una piattaforma di pornografia amatoriale in crowdsourcing. Cioè, gli abbonati pagano per visualizzare i contenuti e i creatori sono liberi di esporsi come meglio credono. Il voyeurismo del XXI secolo ha il suo prezzo e il lavoro sessuale acquisisce, quindi, un ulteriore livello di raffinata brutalità per continuare come business. Tuttavia, se pensiamo che il porno è sempre esistito, come mai oggi si sente in modo così marcato il bisogno di una piattaforma come OnlyFans? Quali sono le leve che si celano dietro questa “gioia del sesso”? Queste domande molto probabilmente sono legate a come noi oggi utilizziamo il mondo del web e, nel caso specifico di questa piattaforma, potremmo soffermarci a diverse riflessioni: la prima, volta all'over-sessualizzazione che caratterizza la nostra società e quindi alla “(S) vendita” di sé stessi; la seconda collegata alla possibilità di diventare tutti dei creator e caricare contenuti; la terza legata alla opportunità di fare facilmente dei guadagni.

Per poter avere una buona consapevolezza della parte non sana di questa piattaforma bisogna partire da una differenziazione tra il porno e OnlyFans. Nel porno il punto di partenza è l’appagamento solo fisico, che viene soddisfatto cercando un contenuto o una precisa categoria (tutto in modo spesso gratuito) che possa accontentare il desiderio sessuale. In OnlyFans invece il punto di partenza è diverso, ovvero si parte dal desiderio di guardare i contenuti di una persona in particolare, creando in questo modo un vero bisogno emotivo che si soddisfa pagando. Da dove scaturisce questo bisogno emotivo? Dall’illusione di dare la sensazione di vicinanza con quella persona specifica. Questo effetto ingannevole viene esasperato soprattutto dalle chat, la possibilità che qualcuno così desiderabile sessualmente possa comunicare con noi (interazione diretta 1-to-1 con la sex worker), aumenta notevolmente la fantasia erotica della persona. Non è un caso se la maggior parte dei guadagni proviene proprio da queste chat.

Quali conseguenze ha OnlyFans sulla salute mentale dei consumatori? I rischi di OnlyFans sono reali e bisogna averne consapevolezza.

  1. Questo consumo di materiale sessuale modifica il comportamento (e la percezione) sessuale di coloro che ne usufruiscono. Pensiamo ai danni che reca all’età adolescenziale come prima maturazione sessuale e le conseguenti pulsioni, e a quanto la società oggi con queste piattaforme contribuisca alla “normalizzazione” del vivere sia la propria sessualità che l’esplorazione della sessualità dell’altro in una conquista che viene abbattuta dai 20 ai 50 euro.
  2. OnlyFans crea dipendenza, la possibilità che ci sia sempre un elemento di novità e imprevedibilità nel profilo della persona prescelta e il fatto che alcune cose siano visibili e altre censurate non fanno altro che aumentare il desiderio. Creando proprio come nel gioco d’azzardo un’alterazione del rilascio di dopamina.
  3. Percezione falsata dell’intimità. Con questa tipologia di piattaforma si mette a repentaglio tutto ciò che nella vita reale determina il mettersi in gioco, la creatività, la fatica, l’attesa, l’affrontare le proprie insicurezze, il superare la paura del rifiuto come elogio alla conquista e al desiderio.

*Psicologa psicoterapeuta

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