CITOFONARE BUSCEMI

Semplicemente Morgan non è Carmelo Bene

A Selinunte si è visto solo un risparmiabile siparietto infarcito di parolacce e perfino sfottò sessisti

Semplicemente Morgan non è Carmelo Bene
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di Andrea Buscemi


In queste settimane si è a lungo parlato della sfuriata improvvisata dal cantante Morgan durante un suo con- certo nel teatro di Selinunte. Sembra che Morgan si sia offeso e abbia di conseguenza reagito perché, mentre cantava, dal pubblico qualcuno ha osato intervenire con un commento non proprio lusinghiero nei suoi con- fronti. Però neppure troppo offensivo, direi: il cantante era stato perentoriamente invitato dallo spettatore ad abbandonare l'esecuzione di una sua canzone e ad eseguire un brano di Franco Battiato, tutto qui. La reazione del cantante non si è fatta attendere, ed è stata spropositata, in- trisa di offese verso il pubblico e piuttosto autocelebrativa: ma questo fa parte del gioco e del personaggio. Così, nell'epoca in cui col telefonino ognuno può riprendere all'istante qualsiasi accadimento e postarlo sui social, la scenata è diventata presto virale.

Le sfuriate e le invettive verso il pubblico, che, a differenza di quello che si dice, non è vero che abbia sempre ragione, non sono una novità: a suo tempo i futuristi ne fecero una vera e propria arte.

Chi scrive ha avuto la ventura di assistere alle sfuriate di Carmelo Bene dal palcoscenico se il grande artista, che grande lo era davvero, si sentiva non pienamente compreso per la sua performance, se veniva interrotto da uno starnuto o da un colpo di tosse, e naturalmente se veniva contestato da qualche irriverente spettatore: prima di diventare un mostro sacro del teatro, a Carmelo toccarono insulti e contumelie per il suo modo rivoluzionario di stare sulla scena, come mi racconto' anni dopo la sua compagna Lydia Mancinelli con cui ebbi la ventura di lavorare a Roma.

Le reazioni di questo geniale personaggio sono passate alla storia. Una volta, è risaputo, arrivò a urinare sul palcoscenico, scatenando un vero putiferio. Al netto dei soventi episodi di ebbrezza alcolica, Carmelo Bene in quei momenti sfoderava la verve oratoria che - al di là della qualità delle performance artistiche - lo hanno reso famosissimo: si rivedano le sue celebri partecipazioni al Maurizio Costanzo Show.

Pur nel delirio onanistico che spesso lo caratterizzava, e che per certi versi possiamo avvertire anche in Morgan, l'uomo - raffinato intellettuale attrezzato della lettura di 10mila libri, come amava ricordare - sapeva argomentare il suo risentimento verso la platea in un modo che non ammetteva repliche. Non scivolava mai nell'asprezza e nella violenza, ma ricorreva ai difficilissimi strumenti dell'ironia e del sarcasmo per contestare e rimettere al proprio posto il contestatore. Così, pur perfidamente insinuante da rasentare la crudeltà, finivi per parteggiare con lui nell' estemporanea tenzone col malcapitato spettatore preso di mira.

Anche questi sproloqui, si sa, hanno decretato infatti la fortuna del personaggio, che titolo' la propria autobiografia "Sono apparso alla Madonna", il che la dice lunga. Mi pare che questo non si possa dire di Morgan. Artista di indubbio talento e temperamento, la sua originalità crea- tiva non sembra travasarsi con uguale efficacia nell'eloquio.

Laddove il cantante sfoggia ragguardevole verve canora e interpretativa, la dialettica - almeno nel caso in oggetto - non sfonda né convince, e a Selinunte si è visto solo un risparmiabile siparietto infarcito di parolacce e perfino sfottò sessisti.

Ben poca cosa rispetto a quel Vittorio Sgarbi, al modus del quale Morgan sembra essersi ispirato.

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