parole necessarie

Il giornalismo di Indro Montanelli, eredità che si rinnova nel tempo

Il più grande di tutti nel nostro lavoro avrebbe apprezzato il nostro coraggio di impegnarci a realizzare un giornale di carta

Il giornalismo di Indro Montanelli, eredità che si rinnova nel tempo
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Perché ho scelto una foto di Indro Montanelli, forse la più iconica, per il mio editoriale? Non vi fate trarre in inganno dalle polemiche di questa epoca così fluida che non si capisce nemmeno più quali sono le nostre radici e perché viviamo in un territorio, l’Italia, che, nonostante tutto, nonostante ci faccia spesso arrabbiare, ci piace. 

Montanelli è stato un genio del giornalismo. Sicuramente il migliore di un’epoca che vedeva in prima linea spesso grandi uomini e grandi donne. Poche erano le chiacchiere, i lunghi post sui social network, o le foto in posa. C ’era da costruire il paese, all’epoca. E c’era da raccontarlo con la maestria di chi come solo lui sapeva fare. Con franchezza, non concedendo sconti a nessuno. 

Di Montanelli mi porto dentro tante sue frasi e alcuni libri letti, ma una mi ha colpito e mi colpisce più di tutte ogni volta che me la trovo sotto gli occhi:

"L'unico consiglio che mi sento di dare - e che regolarmente do - ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio”. 

Da queste parole ho deciso, un giorno di qualche anno indietro, di tatuarmelo il simbolo che reputo più alto e più autorevole del giornalismo italiano. Sull' avambraccio sinistro infatti ho impressa la sua inimitabile Olivetti Lettera 32, quando per scrivere un buon articolo di giornale non erano ammessi errori, refusi, confusione lessicale. Dovevi essere perfetto. 

Oggi chi è perfetto? Mi verrebbe da dire: chi ci prova. Perché già provarci e avere il coraggio di realizzare qualcosa di rilevante nella vita, significa avvicinarsi alla perfezione. La perfezione di chi vuol  cambiare l’ordinario, il quotidiano che pare già prescritto. 

E’ un po’ la missione che ci siamo prefissati con questo settimanale “007 Toscana” e con il Movimento Centro, di cui faccio orgogliosamente parte, che è editore di questa testata gior- nalistica. “Bisogna avere coraggio di avere coraggio”, così recita la nostra mis- sione principale, il nostro mantra, quella voglia di lasciare comunque il segno.

 Lo  sappiamo che dire in giro: “abbiamo fatto un giornale”, oggi potrebbe rappresentare la preistoria. Qualcosa che secondo i benpensanti non funziona più. In realtà siamo convinti che un settimanale, un giornale che si legge nel fine settimana, quando si stacca dal lavoro, può rappresentare una piccola, ma grande innovazione. 

Certo, non dimentichiamo internet, le nuove tecnologie, di cui parliamo sempre anche sulle nostre pagine. Non dimentichiamo quella comunicazione veloce che ci assorbe tutti i giorni, ma cavolo: che bello sfogliare il giornale. Magari appena stampato, appena uscito da quelle affascinanti macchine della tipografia. 

Avete mai provato a passare la notte in tipografia mentre vengono stampati i giornali? Fatelo, ve ne innamorerete. Il sapore della verità, di tanto impegno, di sudore, che piano piano diventa realtà, grazie al raffinate qualità artigianali di quelle persone che lavorano di notte. Che sanno quanto è importante fornire il miglior prodotto possibile ai lettori che poche ore dopo troveranno nella edicola vicino casa. 

E’ una sensazione unica, un profumo per chi fa il nostro lavoro che sa di soddisfazione. E per riprendere le parole del mio idolo Indro, quel profumo di carta appena stampata è la nostra immagine nello specchio. Quello specchio che ci spinge ad andare avanti lo stesso, sempre. Nonostante a volte ci siano tante difficoltà. Spero vi piaccia il nostro 007 Toscana: 32 pagine di storie, di approfondimenti e di tanta umanità ritrovata. 

Buona lettura. 

Andrea Spadoni

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