Troppi supermercati. Perché in via Mariti se ne costruiva un altro?

Troppi supermercati. Perché in via Mariti se ne costruiva un altro?
Pubblicato:
Aggiornato:

di Fabrizio Manfredini*

Non entro nel merito tecnico di ciò che è accaduto in via Mariti a Firenze. Non è di mia competenza e visto che Centro usa le competenze al servizio del cittadino, la disamina tecnica la fa per noi ilnostro geometra Aleandro Parisi, immenso professionista nel campo della sicurezza del lavoro, in un'analisi ben dettagliata a pagina 3. Anche perché c'è una diffusa confusione di pareri, specie da chi per forza vuole dire la sua.

Beh, è facile per tutti dire «non si può morire sul lavoro». Frase di un'ovvietà sconcertante. Ma potrei aggiungere: non si può morire di stenti, di freddo nelle gelide notti di inverni rigidi per i senza dimora, di solitudine per migliaia di anziani lasciati allo sbando da uno stato assente, di overdose di eroina per mancanza di un progetto serio di condanna e riabilitazione per i consumatori di droga, e tanti altri esempi che potrei fare.

Ma pensate che politica di banane abbiamo oggi: da un lato diciamo che non si può morire di lavoro, ma un secondo dopo se ne esce qualcun altro (lo scienziato politicoper eccellenza) che accusa che quattro dei cinque morti sul cantiere erano clandestini, quindi non dovevano stare su quel cantiere e in Italia. Come se la struttura fosse crollata perché erano troppo pesanti gli operai clandestini! E, sia chiaro, non pensate che io sia per i clandestini che delinquono. Ma di questo argomento dirò la mia nei prossimi numeri e vi assicuro che non sarò assolutamente tenero con Stato e amministrazionilocali, specie quella di Firenze.

C'è però un altro aspetto che mi fa davvero incazzare. Nella zona di Novoli, quartiere 5 di Firenze, in un raggio di circa un chilometro, ci sono almeno dieci supermercati di grandi dimensioni. Siamo sicuri che è proprio necessario costruire un ulteriore centro commerciale con annesso un altro mega supermercato? Nella Firenze che vorrei, i quartieri devono tornare a privilegiare le nostre cosiddette e, tanto amate dai nostri genitori e dai nostri nonni, "botteghe", dove il macellaio mi taglia la lombatina davanti ai miei occhi, il fornaio mi dà mezzo filone di pane e sento il rumore dei denti della lama del coltelloche si fondono con la croccantezza della crosta, dove il fruttivendolo mi fa il conto su un pezzo di carta e tieneancora la matita nell'orecchio come Matt Dillon teneva la sigaretta. Vi ricordate il film il Ciclone e l'ortolano che ogni mattina sapeva che quel cliente arrivava da lui alla solita ora e sapeva già cosa avrebbe preso? Ecco, quello è il mondo che servirebbe per vivere meglio. Vorrei rivedere i "barbieri" di una volta e il meccanico di riferimento. Il tutto con l'innovazione di avere un quartiere dove in alcune vie ci siano attività commerciali naturali. Sì, perché le strade dei nostri quartieri dovrebbero essere dei centri commerciali a cielo aperto, con tante tipologie di attività e servizi (compresi i bagni pubblici) e non un ristorante accanto all'altro.

Perché non ci chiediamo più in che contesto vivono i nostri figli? Che sicurezza ambientale c'è oggi nei nostri rioni? Tutti in favore dei megastore che hannocreato gran parte delladisoccupazione di quartiere. Tutto ciò non riporterà invita quei poveri lavoratori, clandestini e non fa poca differenza, sepolti dalle macerie in via Mariti, ma sicuramente tutto ciò ha riempito la bocca di ovvietà dei nostri politici e soprattutto ha spostato l'attenzione da seri problemi che avvolgono la nostra città. Una vera e propria "manipolazione mediatica".

Le tecniche di manipolazione psicologica sociale hanno dei padri fondatori e lunga storia. Gustave Le Bon, etnologo e psicologo, uno dei fondatori della “Psicologia sociale”, fu il primo a studiare scientificamente il comportamento delle folle, cercando di identificarne i caratteri peculiari e proponendo tecniche adatte per guidarle e controllarle. Per questa ragione le sue opere vennero lette e attentamente studiate dai dittatori totalitari del Novecento, i quali basarono il proprio potere sulla capacità di controllare e manipolare le masse. Tema centrale di Le Bon è: «Nell’anima collettiva, le attitudini intellettuali degli uomini, e di conseguenza le loro individualità, si annullano. L’eterogeneo si dissolve nell’omogeneo e i caratteri inconsci predominano».

Svegliatevi, popolo, perché ci vogliono far credere che gli asini volano...ma vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra.

*Leader Movimento Centro

Archivio notizie
Maggio 2024
L M M G V S D
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031