Barone, «Si emozionava quando gli parlavo di calcio»

Alberto Di Chiara, che negli anni ‘90 ha vestito i colori della Fiorentina, ricorda l’ultimo incontro con Joe Barone al Viola Park pochi giorni prima del malore

Barone, «Si emozionava quando gli parlavo di calcio»
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È un mercoledì di marzo, il 12 per l'esattezza. Intorno alle ore 16 ho un appuntamento al Viola Park con Joe Barone. Un incontro speciale, fissato già da tempo, per la consegna di una maglia della Fiorentina da me indossata nei primi anni '90. Non era la prima volta che visitavo il Viola Park; ero già stato altre volte per scambiare opinioni e idee sul calcio del passato e quello attuale.

Joe era un uomo il cui amore per il calcio traspariva in ogni parola che pronunciava. Si vedeva l'emozione che gli suscitavano ogni aneddoto che raccontavo. Ma guardava anche al futuro, fiero di quel gioiello di centro sportivo che era diventato il Viola Park, una sorta di sua casa.

Passione, emozione ed entusiasmo, che purtroppo si sono spenti di colpo appena quattro giorni dopo. Ora, dopo i saluti dovuti, nel ricordo indelebile che rimarrà, paradossalmente nel giorno dell'equinozio di primavera e dell'ufficiale passaggio di consegne dall'inverno alla primavera, ci si chiede come la squadra reagirà a questa tragica perdita.

Purtroppo, la Fiorentina è abituata a certe tragedie. La scomparsa di Davide Astori non troppo tempo fa ne è una testimonianza. Grazie anche alla sapiente gestione di Stefano Pioli, la squadra seppe reagire alla grande, trasformando il dolore in una reazione positiva sia agonistica che psicologica.

Ecco quindi che il lavoro di Italiano diventerà ancora più importante e decisivo per il proseguo di un'annata che vede la Fiorentina in corsa in tutte le competizioni. È chiaro che Commisso, vista la grave perdita, sia affettiva che operativa, debba resettare e riorganizzare l'organigramma della società.

Lo spogliatoio si deve compattare ancora di più, ma non deve assolutamente reagire negativamente alla tragica scomparsa. Non deve diventare un alibi, ma uno stimolo per onorare al meglio quello che Joe e la società si prefiggevano.

La più bella risposta sarebbe vincere almeno un trofeo e poterglielo dedicare tutto. Sono sicuro che lui, da lassù, ne sarebbe orgoglioso e felice.

Alberto Di Chiara

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